Thais è un film di Anton Giulio Bragaglia realizzato nel 1917. È l’unico film futurista che ci rimane. La produzione cinematografica futurista rimane, purtroppo, per la maggior parte, perduta o distrutta. Il primo film del movimento è Vita futurista realizzato da Arnaldo Ginna nel 1916 con la collaborazione di Marinetti, di Balla e di Corra. È introvabile. Thais si trova facilmente sulle piattaforme video, è un lavoro di grande importanza storica, dato l’impatto visivo suscitato. In particolare bisogna considerare l’importanza sul piano narrativo delle scenografie realizzate dal pittore Prampolini. È pittura che si fa scenografia. Proseguendo una ricerca, non solo futurista, di opera d’arte totale mostra fondali con pitture geometriche, spesso dal carattere ipnotico. Sono frequenti losanghe, spirali, scacchiere, perfino figure simboliche. Le scene dipinte non sono fondali neutri, interagiscono sovente con i personaggi, generando uno straniamento. Si crea un mondo illusorio in cui non c’è distinzione tra simbolico e concreto, tra fittizio e reale. Districare la realtà dalla finzione significherebbe soffermarsi sull’oggetto reale per separarlo da quello disegnato. Tutto questo avverrebbe in un’operazione mentale che tuttavia qui sarebbe senza senso. Il nuovo senso è invece quello suggerito dal film, in cui la profondità vera è tutt’uno con quella suggerita. È una storia di seduzioni torbide e distruttive. Thais trascina tutti, sé stessa compresa, nella spirale della fine e nelle tenebre della disperazione. I luoghi che attraversa sono fisici e simbolici al contempo, luoghi della vita e della mente. I luoghi sono un muoversi della narrazione dentro a elementi visivo-pittorici integrati e giocherelloni. L’arte e la realtà si corteggiano nella narrazione.