C’è una differenza sostanziale, ma non di campo, tra una scultura ottenuta prelevando dalla realtà un oggetto, il quale viene spostato dal contesto d’uso per essere posto in una dimensione sovra-reale, simbolico-estetica, come ad esempio lo scola-bottiglia; e una ottenuta da un accostamento di due oggetti, ad esempio poggiando una ruota di bicicletta su uno sgabello. Ancora diverso realizzare la scultura di una Fontana, rovesciando un orinatoio, cambiando le cose di segno in maniera forzata. Procediamo con ordine: lo scolabottiglie è un Ready Made puro, mostra il carattere di “operazione”: prendere oggetti comuni e cambiare il loro contesto, toglierli dalla loro funzione d’uso, porli in un differente campo semiotico-estetico. Il contesto, appunto, fa tutto il lavoro. Con un piedistallo, una targhetta, un titolo e in un luogo d’arte abbiamo una scultura, o quella che vedo come tale. Nella ruota di bicicletta sullo sgabello l’assemblamento degli oggetti ne svela possibilità e capacità, muoversi rimanendo fermo, un pensiero di fissità e dinamismo interno. Questo significa che tutti gli oggetti hanno in potenza qualità, che possono essere dirottate, mosse, guidate da un accostamento. Questo è il vero genitore del Found Footage, di questa idea che gli elementi, oggetti come immagini, possano cambiare di segno nel loro accostamento, come nel rapporto con il “prima” e il “dopo” il loro incontro. Il centro del lavoro è nel mostrare i dati sensibili di cui sono composti gli oggetti: linee e movimento, leggerezza e pesantezza. In questo caso ci si apre addirittura a capacità cinetiche dell’oggetto esposto in mostra. Il movimento entra nel campo scultoreo e la visione ne beneficia, concependolo come parte della composizione.
Il contesto di tutto, quello che genera il senso del segno, è la zona espositiva. L’oggetto diviene altro tramite il riposizionamento, e, per osmosi, tramite il semplice gesto dell’autore. Del contesto l’operazione è il campo partecipe, non lo contesta davvero, nel senso che non contesta la sacralità del contesto espositivo, bensì il contrario: è il vuoto del contesto ad essere riempito dall’oggetto profano che grazie a questa operazione diviene sacro. Siamo oramai fuori dalla chiesa e dall’accademia, i vecchi campi deputati a investire di sacralità l’oggetto artistico, e abbiamo, in definitiva, un rientro di aurea inutilizzato. Questa eccedenza, che è l’opera orfana di autorevolezza, viene sacralizzata, appunto, da un nuovo contesto: quello del mercato e dell’esposizione. Al contempo la rivolta/contestazione contribuisce a sacralizzare il luogo in cui l’oggetto viene esposto. Se questo luogo, infatti, può essere contestato e de-sacralizzato, significa che sacralizzato lo era. Lo scolabottiglie porta in profondità la questione, che è comune a tutta la nuova arte, e in particolare al Ready Made. È un oggetto scultoreo e non di design, e grazie al gesto dell’occhio, che ora legge il nuovo contesto autoriale è un oggetto che si muove nella coscienza. Stiamo contestando il luogo d’arte, non in grado di generare arte nuova, riconoscendogli il ruolo. La coscienza lavora ad analizzare il senso stesso dello spostamento, da uso a esposizione. È oggetto scultoreo e non di design perché il design risolve un problema, con grazia, con garbo, ma con aderenza alla vita quotidiana. La scultura è oggetto sacro e basta. È dunque oramai la scultura di uno scolabottiglie. In un certo senso il pappagallo o i cavalli di Kounellis sono la stessa operazione. Sembrano dichiarare che non posso battere la vita e la spostano di luogo. Nel caso di Kounellis si dichiara anche che la vita vive già. Che io lo voglia o no. Il viaggio è avere nuovi occhi, diceva Proust.
Torniamo al punto: questo spazio sacralizzato e desacralizzato al contempo, che è lo spazio espositivo, viene occupato dal suo mistificatore: l’oggetto d’arte che non è artefatto. È la stessa operazione di ribellione a rendere lo spazio contenitore investito della capacità di donare valore. Il gesto di opposizione svela il contesto e il contesto viene promosso a contesto idoneo e sufficiente. L’occhio lo percepirà come scultura a causa di questo contesto, e del piedistallo. Non ci sono veri spostamenti di segno. Uno scolabottiglie che non scola le bottiglie e che si trova su un piedistallo deve per forza essere la scultura di uno scolabottiglie.
Il terzo Ready Made assistito, la Fontana, pone un problema in più. Non è un oggetto assemblato, non ha il suo centro nell’estetica scultorea, o quantomeno non nella ricerca scultorea o cinetica. Non si ferma nemmeno soltanto alla funzione d’uso che viene tolta e riconcepita. È bensì un’operazione di carattere concettuale. Qualcosa che forse solo l’Olympia finora era stata, anche se in maniera diversa. Per farla breve c’è qui in lavoro mentale necessario alla comprensione. L’oggetto capovolto, ricontestualizzato, rinominato, ri-firmato, acquisisce nuove caratteristiche, non latenti nell’oggetto, anzi del tutto assenti, acquisite per la prima volta grazie al gesto, al titolo e all’operazione di capovolgimento, che lo sposta verso una nuova forma: ricontestualizzazione completa. Ora i nostri occhi sono stati forzati, non accompagnati, costretti a vedere la fontana, anzi la scultura della fontana, perché così ci è stato dichiarato. Quello che è stato dichiarato deve per forza essere. Non solo il senso ironico dello zampillo, ma anche il senso scultoreo, donato dal luogo e dal nome. Scopriamo che la scultura è completamente nel guardatore ed è a lui che bisogna guardare più che all’oggetto. Gli si può parlare, possiamo indirizzarlo. Scopriamo il valore referenziale-comunicativo dell’arte. L’arte, questo valore magmatico che procede, dopo la sua eruzione verso il basso, come lava, ingloba nuovi minerali. Un gruppo di studio fantasmatico, esso stesso mobile nel tempo, cerca di decidere se i nuovi campi aperti sono essi stessi arte, se il valore di definizione, che ogni volta viene ri-contrattato, vada allargato. Ed ecco il nuovo candidato entra un volta e per sempre. Qualcosa che “significa” invece di rappresentare è passibile di essere esposto. Lo spostamento di significato del segno. Il valore di apertura e di contrattualità della significazione.