I livelli ballano sulla tela e vogliono riversarsi tutti in primo piano. Hanno sollevato il mondo verso noi e stanno per cadere. Sembra quasi un abbozzo, un appunto pittorico. Il mondo si muove come in un terremoto della visione. Più evidente del quadro-pavimento, pieno di cicche, di Pollock, questo pavimento si solleva insieme all’aria, agli oggetti, ad un tutto che ci viene incontro tremolante e trasversale. Tutto fluttua e vola, si sovrappone, si accalca, non cade, si situa, trova posto. Questo sollevarsi di tutti i punti di vista ci aggredisce, come qualcosa di antico, una visione senza prospettiva. Precede e supera il cubismo. Questo tutto si espande ma non si compenetra, ogni cosa rimane nel proprio campo di esistenza. Chiaramente sappiamo ora che tutto è sfera, cubo, rettangolo, geometria che ci inghiotte. Vertigine che permea la visione senza profondità. Si tratta di un capogiro, è un innalzarsi che aggiunge qualche grado di inclinazione alle Ninfee. Non siamo noi a doverci chinare, è il quadro a venirci addosso, non ci sono dubbi stavolta: è la stanza a sollevarsi. Non esiste una mia inclinazione possibile, come guardatore. Tanto più che i punti di vista sono molteplici. Con la sua struttura di geometria e soffocamento la mia casa mi inebetisce; similmente ad una scena della nausea di Sartre, non posso trattenere la realtà che mi assale come vertigine di nebbia. La situazione non è tranquillizzante, è fuggevole, è inquieta, non direi inquietante. L’amorino, Cupido, ci parla di mele e frecce, come àncora si trattiene nel ruolo del protagonista. Il tema è un amore classico, una visione trasversale che, ora lo capiamo, attraversa i tempi. E forse, se lo lasciamo fare e smettiamo di resistere al disturbo dei punti di vista, potrebbe inglobarci nella storia del tempo e dei momenti. La differenze tra la frutta nel quadro dipinto dentro al quadro e quella semplicemente dipinta nel quadro si fa irrilevante, bisognerà saziarci di visione e struttura e, al contempo, della nausea amorevole, non bianca ma sovrapposta. Sovrapponendosi.